Rubrica Oggi ti consiglio un film

Rubrica Oggi ti consiglio un film

Introduciamo la rubrica Oggi ti consiglio un film, dove presentiamo in maniera dettagliata trama, recensione, foto, video e curiosità di un film che valga la pena recuperare, un film che non necessariamente abbia avuto successo o sia stato apprezzato, ma che abbia fatto parlare di se, nel bene e nel male, con i suoi difetti e le sue peculiarità che l'hanno reso unico e assolutamente da possedere nella propria collezione da cinefili.

31 ottobre 2017: la notte di Halloween è alle porte, e iniziamo con un film a tema, L'Isola perduta - The Island Of Dr. Moreau, un film horror solo all'apparenza, che prende le basi da un romanzo di fantascienza, e che finisce per entrare più nel genere avventura fantasy. L'Isola Perduta è un film del 1996 diretto da John Frankenheimer, e interpretato da Marlon BrandoDavid Thewlis, Val Kilmer e Ron Perlman.  È il terzo maggiore adattamento tratto dal romanzo fantascientifico L'isola del dottor Moreau di Herbert George Wells del 1895, dopo L'isola delle anime perdute (Island of Lost Souls, 1932) di Erle C. Kenton, con Charles LaughtonBela Lugosi e il più famoso L'isola del dottor Moreau (The Island of Dr. Moreau, 1977) di Don Taylor. con Burt Lancaster e Michael York, candidato a 5 premi Oscar.

Il film è da contestualizzare, prodotto nella metà degli anni '90, periodo in cui il fantasy non ebbe il suo periodo migliore, per una serie di eventi e vicissitudini la produzione fu travagliata e il risultato per riflesso tradì le attese. Il film fu candidato a ben 6 Razzie Awards (secondo solo a Striptease con Demi Moore che ricevette 7 nomination) e riscosse scarso successo commerciale: a fronte di un costo di produzione stimato in circa 40 milioni di dollari, ne ricavò solo 27 negli Stati Uniti, per un totale di 49,6 milioni in tutto il mondo. Per la sua particolarità, gli argomenti trattati, il genere e soprattutto gli interpreti è un film da possedere assolutamente nella propria collezione.

DVD L'ISOLA PERDUTA LINK AL DVD IN VENDITA: DVD L'ISOLA PERDUTA

Titolo originale: The Island of Dr. Moreau.

Regia: John Frankenheimer.

Soggetto e Sceneggiatura: Richard Stanley, Ron Hutchinson. Fotografia: William A. Fraker. Montaggio: Paul Rubell. Musiche: Gary Chang. Scenografia: Graham “Grace” Walker. Costumi: Norma Moriceau. Effetti Speciali: Stan Winston

Interpreti: Marlon Brando (Dottor Moreau), Val Kilmer (Montgomery), David Thewlis (Edward Douglas), Fairuza Balk (Aissa), Marco Hofschneider (M’Ling), Ron Perlman (Iena), Nelson De La Rosa (Mijai), Temuera Morrison (Azazello). Produzione: Edward R. Pressman.

Distribuzione: New Line Cinema, Eagle Pictures. Durata: 96’. Origine: USA,1996.

TRAMA: A seguito di un incidente aereo avvenuto nel mare di Giava il naufrago Edward Douglas, funzionario in missione di pace per l’Onu, è miracolosamente salvato da un imbarcazione nel cui equipaggio è presente il misterioso Montgomery, il quale si occupa delle sue cure. La nave fa tappa su un’isola sperduta e Montgomery persuade Douglas a rimanere. Douglas viene a sapere che sull’isola abita un famoso scienziato premio Nobel per la genetica, il quale da diciassette anni conduce insieme a Montgomery esperimenti innovativi che altrove non avrebbe potuto effettuare. Dopo esser stato rinchiuso come prigioniero in una stanza, Douglas intuisce qualcosa di strano e, spinto dalla curiosità, riesce a evadere nella notte per esplorare il luogo finché capita in un laboratorio dove strane creature stanno facendo partorire un essere abominevole. Egli cerca la fuga aiutato dalla figlia del dottor Moreau ma si imbatte in una folla di mostruosi uomini-bestia che per poco non l'uccidono. Ritrovato da Montgomery e Moreau in persona, viene ricondotto al rifugio, dove il dottore gli spiega che da anni lavora febbrilmente a un tipo di ricerca mai tentata prima: l'umanizzazione di creature animali per mezzo di incroci genetici per creare la razza perfetta priva di ogni istinto malvagio. Le bestie-uomini da lui create adorano il dottore come un Dio padre, obbligate anche dal fatto che egli è in grado di controllarli tramite un microchip impiantato sotto la loro pelle che rilascia una scarica elettrica paralizzante. Ma una volta che una delle bestie, Iena, scopre da dove arriva il dolore, si libera del microchip e dà inizio a una ribellione che dà sfogo all’istinto animale da troppo tempo represso degli abitanti dell’isola.

TRAILER:

LA NOSTRA RECENSIONE (contiene spoiler): Questo ennesimo adattamento cinematografico dello splendido romanzo del 1895 di Herbert George Wells, L’isola del dr. Moreau, vuole rendere omaggio ai cento anni di uno dei romanzi più riusciti dello scrittore inglese, considerato uno dei padri del romanzo di fantascienza, in grado di fondere pensiero scientifico e le fantasie più macabre e accattivanti. Ciò che colpisce di più dello scrittore è la sua capacità di introdurre a fine ottocento tematiche all’avanguardia se non futuristiche per l’epoca, che ancora oggi rimangono estremamente attuali come la manipolazione genetica, il controllo delle razze e delle malattie; egli presagisce un ventesimo secolo in cui scienza e progresso vengono erette a verità indiscutibili, a discipline divine, e all’orizzonte riesce a scorgere già il destino dell’uomo che con grande arroganza persegue queste credenze dimenticandosi di tutte le conseguenti implicazioni: l’autodistruzione. Infatti quest’opera può considerarsi anche un solido strumento di analisi sociale e morale. Il film dovrebbe contenere, attualizzandola, questa inquietante polemica contro la volontà dell’uomo di sostituirsi a Dio, ma ci riesce soltanto in parte, soprattutto nella parte iniziale e nei rari confronto del Dr. Moreau con Douglas, il quale rappresenta lo scetticismo dell’etica, mentre il resto del film è condotto tutto sul piano spettacolare in stile action movie.

Il proibitivo compito di trasporre le atmosfere misteriose e i personaggi per metà uomini per metà bestie sullo schermo è affidato questa volta a John Frankenheimer, regista che spesso si occupa nei suoi film dei vari aspetti più disumani dell’uomo. Il romanzo di Wells infatti offre il destro per dirigere un altro film che si dimostra una critica della società - soprattutto nel messaggio finale delle immagini di violenza nel mondo quotidiano che si ricollega alla scena iniziale della zattera nell’oceano dove tre naufraghi si scannano per una borraccia -, una società in cui spesso non si riesce a distinguere la differenza tra la bestialità dell’uomo e quella animale. Ma la mirabile qualità degli effetti speciali e del trucco, soprattutto per un irriconoscibile Ron Perlman nella parte di Iena, contribuisce a sviare l’attenzione dello spettatore da tematiche troppo profonde e ad aumentare il livello spettacolare del film, e non poteva essere altrimenti visto che la produzione si avvale di Stan Winston, pluripremiato creatore di famosi personaggi, mostri e creature cinematografiche con la tecnica degli animatronic – lavora ad esempio a Terminator e Jurassic Park. Marlon Brando con il suo trucco esagerato e il peso ormai sempre più importante, ci regala un Dr. Moreau folle e grottesco, la cui indiscutibile presenza scenica ed l'inossidabile magnetismo, ci fanno sempre sperare di vederlo recitare dall’inizio alla fine in ogni scena.

IENA RON PERLMAN

In questo suo ruolo di padre despota, che tanto bene aveva proposto nell’indimenticabile Il Padrino, utilizza la forza per reprimere gli istinti più animaleschi delle sue creature. Come in un regime dittatoriale egli vuole creare l’ordine instillando paura e dolore nelle creature ma allo steso tempo crea dipendenza e si fa amare donando composti di droghe e sedativi al suo popolo. Vuole eliminare la malvagità facendo del male. Il suo obiettivo dichiarato è creare l’essere perfetto ma i suoi sono vaneggiamenti. Infatti riesce solo a creare dei succubi mostri ammaestrati. L'arma della repressione spinge ad accumulare quella rabbia che alla prima occasione sfocia in ribellione. La scienza si dimostra impossibilitata a reprimere le forza base della natura, la quale ha creato l’uomo per essere libero di pensare e di vivere civilmente, e l’animale per vivere seguendo i propri istinti.

MARLON BRANDO E NANO

La produzione, probabilmente nel tentativo di attirare il target più ampio di pubblico possibile inserisce una ragazza - Fairuza Balk peraltro brava ed adatta al ruolo - ed un’improbabile storia d’amore col protagonista Douglas, storia non presente nel romanzo e difficile da inserire in un contesto simile, infatti risulta poco credibile.

Può essere salvata la prestazione di un convincente David Thewlis come protagonista e finalmente non solo caratterista, nonchè quella di un misterioso e malvagio Val Kilmer, da sempre, fin dai tempi dell’indimenticabile Jim Morrison in The Doors, a suo agio nella parte dell’allucinato, del solitario misterioso e maledetto.

FAIRUZA BALK E DAVID THEWLIS

DAVID THEWLIS - EDWARD DOUGLAS

Il film risente anche del solito problema di dover adattare in un’ora e mezza un romanzo di successo, ricco di particolari. Di questo film restano alcune scene e l’aspetto spettacolare degli uomini bestia, che come rovescio della medaglia rendono il film più uno spettacolo circense, lasciando l’idea di fondo di Wells riguardo la polemica etico-filosofica e morale in secondo piano. Per esser sicuro che al pubblico arrivi almeno un messaggio finale, Frankenheimer, forse non troppo convinto di aver approfondito queste tematiche che dovevano emergere da sé dalla storia, inserisce alcune immagini esplicative finali che sollevano la domanda: dov’è la differenza tra quell’isola sperduta e il mondo odierno? Spesso sembra che l’uomo perda ogni capacità di ragione dando sfogo ai suoi bassi istinti animali, quindi la malvagità umana scomparirà mai dalla faccia della terra o riemergerà sempre perché condizione inestirpabile dall’animo umano? La domanda è retorica e non dà risposte, ma solleva uno di quei problemi affrontati in modo approfondito da Wells.

Film sicuramente da non perdere, nonostante i difetti e le lacune, almeno per il cast e per la storia, come da non perdere del resto il romanzo di Wells.

CITAZIONE: Montgomery (Val Kilmer)    "Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?"

VAL KILMER MAD

CURIOSITA': Il film fu inizialmente affidato a un giovane regista, Richard Stanley, che aveva esordito con un film di fantascienza indipendente che aveva avuto un successo imprevisto e che aveva attirato l’attenzione di Hollywood. Hardware. La New Line decide di licenziare Richard dopo pochi giorni di riprese e di concludere il film con l’aiuto di un veterano extra-lusso come il maestro John Frankenheimer. La visione di Richard per il film era ambiziosa: il Dr. Moreau, vagamente ispirato al guru della psichedelia Timothy Leary, sarebbe diventato una figura dalle esplicite connotazioni religiose; le sue creature avrebbero avuto segni di civilizzazione accentuati e moderni;

Inizialmente il budget non era enorme, ma Richard era già troppo strambo per piacere ai produttori, i quali iniziano la catena di eventi disastrosi scartando la prima scelta Jurgen Prochnow e decidendo di provare a convincere Marlon Brando. Con il sì di Brando il budget cresce esponenzialmente e iniziano i primi tentativi di liberarsi di Stanley che – parole sue – risponde rivolgendosi a un amico stregone, “Skip”, per far tornare la situazione a suo favore. Influenze voodoo o meno, Stanley ottiene di parlare con Brando e Brando esce dal meeting dichiarando di voler fare il film solo se lo gira Stanley. Con Brando a bordo, diventa facile attirare un cast di primo livello: inizialmente firmano Bruce Willis nel ruolo del naufrago,La svolta seguente è l’abbandono di Bruce Willis, causato dal divorzio con Demi Moore: Stanley trova un rimpiazzo in Val Kilmer, all’apice della fama, ma non fa in tempo a pentirsi di fronte alla sua notoria arroganza. Val si pente di aver firmato, chiede di dimezzare i giorni di riprese, Stanley gli offre di conseguenza di interpretare Montgomery invece del naufrago e salva la baracca ma perde James Woods. Poi avviene il suicidio della figlia di Brando, tragico evento che getta la partecipazione di Marlon nel dubbio più totale.

MARLON BRANDO - DR. MOREAU

Immaginatevi a questo punto un Val Kilmer stronzo e arrogante naturale costretto a recitare in un film che non ha davvero voglia di fare, in cui però ha posizione di forza perché gran parte del budget è stato stanziato in virtù della sua presenza di star del botteghino a quel punto la New Line decide di porre fine alle incertezze e licenziare Stanley. Ovviamente la notizia viene presa tutt’altro che bene.  John Frankenheimer arriva con lo spirito di un semi-disoccupato reduce da gravi storie di alcolismo che ha accettato un lavoro lontano dalla sua sensibilità in cambio di tornare nel giro. A quel punto manca solo Marlon Brando. Marlon Brando: il motivo per cui il film esisteva ancora. Marlon Brando: la ragione per cui tutti erano ancora disposti a sopportare quell’assurda situazione, pur di poterne uscire vantandosi di aver lavorato con lui. Marlon Brando: da decenni, l’incontrastato leggendario leader nella classifica degli attori più difficili con cui lavorare. Marlon era stato ingaggiato per due settimane di riprese, ma si presenta una settimana dopo. La routine quotidiana consisteva in lui che arrivava sul set, rimaneva chiuso in camerino per ore, usciva verso metà giornata e puntualmente chiedeva di modificare lo script “Hey, questo Nelson De la Rosa, l’uomo più basso del mondo, mi sta troppo simpatico, lo voglio in ogni scena in cui sono anch’io”  chiedendo che venga vestito esattamente con i suoi stessi costumi, inventando di fatto il Mini-Me di Austin Powers.  E ovviamente a quel punto in Val Kilmer scatta la gara di divismo che lo portava a sfidare Brando a chi usciva per ultimo dal camerino, cosa che spesso bloccava il set per ore.

VAL KILMER - MONTGOMERY

Dire che Marlon Brando si divora il film è poco. Sapendo che ogni singolo dettaglio riguardante il suo personaggio, dal guardaroba all’accento a metà dei dialoghi al proto-mini-me, è un’idea sua senza la quale minacciava di abbandonare la baracca, ti costringe a costanti riflessioni sul sottile confine fra il genio e la pazzia.

John Frankenheimer sfruttò la prima clausola del suo contratto per girare Ronin, nuova spettacolare entry nella sua lista di capolavori, Seguirà Trappola criminale, decisamente meno acclamato, e poi la pensione, prima di lasciarci nel 2002. David Thewlis, un gran lavoratore, può vantare una carriera di tutto rispetto ma non ha più avuto chance da protagonista in grosse produzioni. Nelson de la Rosa morì dieci anni dopo, a 38 anni, senza aver girato altri film ma essendo diventato per qualche strano motivo la mascotte dei Boston Red Sox. Val Kilmer dopo aver segnato il picco di prestigio l’anno seguente come protagonista della versione cinematografica di Il santo, la sua stella iniziò un lento ma inesorabile declino. Oggi è finalmente riuscito a eguagliare il suo idolo Marlon Brando, purtroppo però solo nel fisico. Marlon Brando aveva iniziato ormai da tempo a scegliere film completamente a caso per il proprio sollazzo e il gusto di essere trattato alla stregua di un imperatore dell’antica Roma, e prima di lasciare la Terra per chissà quale lontano pianeta (nel 2004) comparve ancora in The Brave, The Score e In fuga col malloppo (titolazzo su cui un giorno voglio indagare a modo). Ma ovviamente, Richard Stanley batte tutti. Traumatizzato dall’esperienza, si ritirò a fare vita da eremita sulle cime di Montségur, in Francia, scelte in quanto teatro dello storico assedio ai Catari culminato in un rogo di massa di oltre 200 persone. Da lì non diede più notizie di sé, tranne l’occasionale documentario (genere di cui si occupava prima di girare Hardware), fino a quando non diresse nel 2011 un episodio dell’antologia The Theatre Bizarre. La settimana scorsa, a sorpresa, ha annunciato un clamoroso ritorno sulle scene con un adattamento di Il colore venuto dallo spazio di Lovecraft. Forza Richard, sei tutti noi. Richard Stanley a Montségur  Richard Stanley oggi, a Montségur  P.S.: gran parte degli aneddoti sulla produzione sono stati tratti dal documentario Lost Soul: The Doomed Journey of Richard Stanley’s Island of Dr. Moreau, che è ovviamente una delle cose più belle mai girate nella storia dei documentari. Un’altra fonte consigliata, soprattutto per un ritratto ancora più approfondito di Marlon Brando, è l’autobiografia di Ron Perlman Easy Street (The Hard Way).

FONTE PER QUESTA PARTE, L'ARTICOLO: Nani, stregoni, uragani: la storia maledetta dell’Isola del Dr. Moreau (1996) Nanni Cobretti, visibile per intero a questo link

Leave a Reply

* Name:
* E-mail: (Not Published)
   Website: (Site url withhttp://)
* Comment:
Type Code